17/07/08

CHE FARE?




Il titolo di leninista impostazione potrebbe sembrare una provocazone, ma non lo è.
Siamo forse giunti al punto di non ritorno, al corto circuito politico-giudiziario, all'assurdo e al paradosso, di poteri primari che si rincorrono cercando di sopraffarsi, con l'unico (involontario?) evidente risultato di rendere ancora più deboli le istituzioni fondamentali della nostra democrazia.
Sono stato fin troppo facile analista nel consiglio comunale di martedì 8 luglio nell'evidenziare un "difetto genetico" nel PD, mera aggregazione di potere fine a se stessa, priva di sicura identità politica e, a quanto pare, anche morale, che tentava di veicolare un modello amministrativo (richiamavo il "modello Montesilvano") troppo spregiudicato e tutto proteso a conservare e consolidare posizioni di potere personale di lungo corso, a volte confliggenti con la tutela del pubblico interesse, che anche a Pianella sono emblematicamente rappresentate.
Questo, tuttavia, a mio avviso, non giustifica la reazione spropositata della magistratura pescarese che negli ultimi due anni si è distinta per un uso piuttosto spregiudicato della custodia cautelare, più di una volta allontanatasi da strumento di extrema ratio, quale la identifica il codice di rito, per divenire elemento di pressione sugli indagati o anticipazione di verdetti ancora tutti da dimostrare.
A scanso di equivoci: rigore assoluto e pena certa ed effettiva per chi, all'esito della celebrazione dei processi, dovesse essere riconosciuto colpevole degli odiosi reati oggi contestati al gotha del PD, ma nessuna soddisfazione per gli arresti che, soprattutto quando colpiscono personaggi pubblici e che ricoprono ruoli istituzionali, si rivelano già delle condanne senza appello, anche in caso di successiva ed eventuale assoluzione e quando le esigenze cautelari possono essere assicurate con misure (ad es. intedittive della pubblica funzione) meno devastanti.
Il timore, da una parte, è che la magistratura, come avvenuto più volte in passato, tenti di sostituirsi al potere politico, minando alla base quella invalicalibile linea di confine che, in uno Stato di diritto, vede il potere giudiziario come "nullo", che si limita, cioè, all'applicazione delle leggi che spetta all'altro potere, quello politico appunto, emanare.
Ho, pertanto, intravisto una pericolosa incrinatura di questi principi nelle dichiarazioni del Procuratore Trifuoggi, il quale ha espressamente detto che gli arresti di parte della Giunta si sono resi necessari anche per impedire che gli indagati adottassero altre delibere frutto del pernicioso meccanismo corruttivo delineato dalla Procura.
La motivazione, magari, sarà anche condivisibile, ma apre la strada ad un controllo preventivo sul potere politico che è assolutamente inammissibile in uno Stato di diritto: o si dice che è tutta la giunta, nella sua totalità, una associazione per delinquere, ed allora si applicano per tutti provvedimenti intedettivi della funzione pubblica, ovvero, se così non è, si attende che la volontà politica si manifesti liberamente e poi, eventualmente, se ne rendono nulli gli effetti perseguendo gli eventuali responsabili dei reati.
La politica, o quello che ne rimane, con l'auspicabile ausilio di una magistratura serenamente autocritica, ora però deve trovare la forza di ripensare questi modelli che, alla luce dei fatti, appaiono oggettivamente inidonei ad assicurare gli obiettivi che ci si aspetta da loro.
Se la separazione delle carriere tra magistratura giudicante ed inquirente potrà restituirci quella effettiva terziatà ed indipendenza che deve porre su un piano di parità concreta accusa e difesa, una rigorosa normativa in tema di temporaneità degli incarichi istituzionali, dovrà garantire alla politica quell'alternanza di personalità diverse nei ruoli decisionali (vero ossigeno della democrazia) che i partiti non solo non hanno assicurato, ma hanno impedito con leggi tese a limitare la possibilità di scelta degli elettori.
A tutti, ma soprattutto ai giovani, dico che oggi più che mai è necessario impegnarsi in politica, nei partiti, nelle associazioni, perchè il ricambio sia rapido e premi qualità morali e capacità professionali in grado di ridare dignità alla politica ed alle istituzioni.
Sarebbe una colpa troppo grave quella di pensare che che il male possa essere da se stesso la cura: rimbocchiamoci le maniche, chiediamo di azzerare questa inadeguata classe dirigente e cerchiamo di dare per quanto possibile un contributo di idee, impegno, entusiasmo e moralità a questo bellissimo Paese.